giovedì 29 gennaio 2026

14-15 APRILE 1796: LA BATTAGLIA DI DEGO

 



Leonello Oliveri
Proprietà Letteraria Riservata
Riproduzione Vietata

(in costruzione)

La "battaglia di Dego", combattuta -fra le case di quello che era

allora un villaggio di campagna a circa 30 km da Savona - in due riprese e in due giornate il 14 e il 15 aprile del 1796 fu, dei tre fatti d’arme della Ia campagna napoleonica in Italia (Montenotte, Cosseria e , appunto, Dego) quello più notevole : se il primo fu, in pratica, prevalentemente un’ampia manovra nei boschi con scarsi scontri a fuoco (soprattutto intorno alla ridotta di Monte Negino il 10 aprile), e il secondo un puro, semplice e sanguinoso atto di forza bruta contro delle truppe asserragliate in una posizione fissa, la duplice battaglia di Dego unì manovre aggiranti, assalti all’arma bianca, contrassalti e sortite: fu quindi un vero atto tattico, anticipazione, in scala molto ridotta, di quelle che saranno poi le grandi battaglie dell’Armèe


La Ia Campagna d'Italia

Con le battaglie di Montenotte (11 aprile) e di Cosseria (13-14 aprile) Bonaparte era riuscito a separare le truppe austro-piemontesi che lo contrastavano: quelle austriache, originariamente distese da Voltri (Ge.) a Cairo Montenotte, erano ripiegate su Dego, mentre le truppe piemontesi, sparpagliate da Ormea a Carcare, dopo la sconfitta di Cosseria erano arretrate su Montezemolo e Ceva (Cn.).

Alla mattina del 13 aprile, mentre i Granatieri piemontesi asserragliati nel castello di Cosseria devono cedere le armi, una grande tragedia sta per abbattersi su un paese della Val Bormida: quella che sarà ricordata come “battaglia di Dego", combattuta in due riprese e in due giornate il 14 e il 15 aprile di quel lontano 1796..




La disposizione delle truppe

Dopo la battaglia di Montenotte il generale francese Massena aveva lasciato Cairo con 2000 uomini: obiettivo Dego. Alle 11 lo raggiungono i soldati della divisione Laharpe, scesi dal villaggio di Montenotte su Cairo. Nel pomeriggio le truppe francesi incominciano a schierarsi per la battaglia: la 21a brigata si porta fino al Colletto, tra Rocchetta e Dego, spingendo pattuglie avanzate a Vermerano, S.Lucia, Costa Lupara (frazioni di Dego). Sulla destra avanza un'avanguardia che , scesa nel vallone del torrente Polovero a monte di Cà Ferriera, risale il sentiero del bric del Love sulla costa di Casteirolo, passa a fianco di Cà Nicolina, attraversa il rio Rovere nei pressi di Cà Baba e punta sulla frazione Girini. Contemporaneamente il generale francese Cervoni, alla testa della 70a brigata, cerca di guadare il fiume Bormida alla diga del Mulino per passare sulla riva sinistra. Respinto dal fuoco nemico deve tornare indietro e non riesce a passare il fiume se non all'altezza del ponte di Rocchetta Cairo: di lì manda pattuglie attraverso la regione Pianale e Supervia. Intanto due cannoni francesi in batteria al Colletto tirano sulle linee austriache. Queste avevano il loro centro a Magliani dove avevano costruito una ridotta in pietre a secco sul bric Casan. L'ala destra austriaca si stendeva fino al bric Rosso, quella sinistra verso i Girini, fino al bric Poggio e Sella. Una linea avanzata di difesa era stata costituita alla fraz. Costa e al Castello, difeso da 100 uomini, in gran parte dissidenti francesi emigrati negli anni ruggenti della Rivoluzione. Le linee erano presidiate da parte dei reggimenti piemontesi Monferrato (al bric Rosso e Magliani) e Marina, dal battaglione Schroder, dalla brigata Rukavina e da un battaglione di Croati nel vallone dei Lovi ai piedi del bric Poggio, con un picchetto avanzato al bric Marco: in tutto circa 4000 uomini appoggiati da 16 o 18 cannoni e comandati dal conte Avogadro. Di fronte a loro sono schierati otto o dieci mila francesi: ancora una volta Bonaparte è riuscito, con un esercito numericamente inferiore, ad ottenere sul posto giusto una forte superiorità numerica.


Il primo giorno di battaglia

Alle 9 della mattina del 14 le truppe francesi muovono da Rocchetta e Cairo agli ordini di Massena e Laharpe: alle 13 l'esercito è schierato oltre Rocchetta, a valle di Cairo: a sinistra Laharpe, al centro Meyner, sottoposto di Massena, a destra La Salcète. Ai suoi 1800 uomini è affidato il compito principale: attraversare i Chiaffoni e portarsi ai Girini e di qui al bric Sodan per assalire alle spalle le truppe austro-sarde. L'operazione riesce perfettamente: giunti indisturbati al bric Sodan i francesi si dividono in due colonne, delle quali una occupa il bric del Caret per intercettare eventuali rinforzi, mentre l'altra punta su Magliani, prendendo di fianco l'ala sinistra austrosarda al bric della Sella e al Poggio. Gli austrosardi ripiegano verso Magliani mentre i francesi si attestano ai piedi di Monte Gerolo in attesa degli uomini di Massena. Quest'ultimo, partito dal Colletto con 2600 uomini, supera il torrente Polovero impadronendosi di Vermerano, Costa Lupara, S.Lucia da dove i suoi cannoni tirano sugli austriaci. Alle 15 la colonna Massena attraversa il torrente Grillaro, sale al bric Marco e al castello, penetra nella Costa facendo 600 prigionieri. Al tramonto le colonne riunite di Massena e La Salcètte assalgono m. Gerolo, i cui difensori ripiegano su Magliani. 





 Verso quest'ultima località si sta anche ritirando l'ala destra austrosarda, attaccata dalla divisione Laharpe, che aveva passato il fiume e, attraverso il bric Botta e le regione Pianale, era arrivata fino alla fraz. Bormida. Qui aveva lasciato tre cannoni, mentre altri tre saranno piazzati sulle alture di Sopravia. Tutti tirano sul castello. Il fuoco di controbatteria austriaca colpisce in pieno un pezzo francese che precipita nel fiume. Superata Sopravia, gli uomini di Laharpe scendono alla Bormida, guadata davanti a prà Marenco. Sulla riva destra del fiume Laharpe divide i suoi uomini in tre colonne, affidate a Stengel (comandante della cavalleria, con l'incarico di inseguire le truppe austriache una volta poste in fuga), Cervoni e Causse. Sotto il fuoco di un cannone austriaco postato al castello, Causse si butta su Villa Del Piano occupandola, mentre Cervoni sale i ripidi sentieri che portano al bric Rosso. Qui le due colonne riunite assaltano la ridotta del bric Casan.


Le truppe austrosarde si ritirano, per loro la battaglia è perduta. Quando cala la notte e gli scontri terminano, sul campo restano 400 caduti austrosardi (molti appartenenti al Corpo Franco di Gyulai che, essendo in parte francesi emigrati durante la Rivoluzione, venivano in genere passati per le armi se catturati), e 200 francesi, in gran parte caduti davanti alla ridotta di Casan.

Il Saccheggio di Dego

Terminata la battaglia, i 5000 francesi che avrebbero dovuto presidiare Dego, profittando dell'assenza del loro capo Massena, che è tornato a Cairo, stanchi ed affamati saccheggiano il paese. Sono gli stessi storici francesi a ricordare questo fatto, scrivendo che " i soldati si sparsero in tutte le case, cercando viveri, saccheggiando, bevendo ed abbandonandosi ad ogni genere di eccessi": di che tipo fossero tali eccessi è eloquentemente testimoniato da un manoscritto riferentisi alla battaglia di Dego, redatto poco dopo i fatti da un testimone oculare. In esso così leggiamo: "Dego, Giusvalla, Piana, S.Giulia, Scaletta furono barbaramente saccheggiati (..)bestiame, granaglie, vino, tutto fu preso (..) le donne poi furono trattate con l'ultima indegnità, spogliandole prima di quanto avevano di buono; tutte quante poterono avere nelle mani, filie, giovani, vechie di 80 anni e le figure più miserabili e ributanti ( !) non andarono esenti dalle loro brutalità e molte ne morirono": ecco il primo biglietto da visita col quale si presentarono i soldati della Rivoluzione, altro che liberté, egalitè e fraternité ! I francesi pagarono però immediatamente, in questo caso, le sofferenze che avevano inflitto alla popolazione, e assai care.



Il contrattacco austriaco

All'alba del 15, mentre i soldati sono sparpagliati fra le cascine saccheggiate, una colonna di 4000 austriaci, sotto la guida del col. Wukassowich, piomba sulle sentinelle assonnate di stanza al bric della Vardia, ultimo avamposto delle linee francesi. Si trattava di un corpo di truppe fresche, che aveva ricevuto (il 10 aprile) l'ordine di trasferirsi da Voltri a Sassello e di lì a Giusvalla, dove era giunto alle 9 di sera del 14. All'alba del 15, Wukassowich lascia il paese e punta su Dego. Lungo la strada incontra gruppi di austriaci in fuga e da essi apprende l'esito della battaglia del giorno prima. Ligio agli ordini, non desiste, e con i suoi 5 battaglioni travolge gli avamposti francesi, recupera l'artiglieria, sorprende e cattura la guarnigione francese nella ridotta del bric Casan: i superstiti abbandonano disordinatamente Dego, fuggendo verso Cairo, e alle 11 gli austriaci sono nuovamente padroni del paese. Verso quest'ora arriva finalmente, da Cairo, il comandante dei francesi, Massena, che -secondo uno storico dell'epoca, il Segur- avrebbe passato la notte "fra le braccia di una donna, la sposa o l'amante di uno degli ufficiali fatti prigionieri la vigilia" anziché presso i suoi uomini.

L'ultimo assalto

Solo a tre km. da Dego Massena riesce a fermare i francesi in fuga e a ributtarli contro gli austriaci attestati sulla linea bric Casan- Magliani- bric del Poggio- bric della Sella. Per la stessa strada del giorno prima la div. Laharpe si butta sulla ridotta Casan: il gen. Causse, che guida l'assalto, cade ucciso. Gli austriaci guidati dal col. Lezeny compiono addirittura una sortita alla baionetta catturando il comandante della 51 brigata. Intanto un nuovo assalto riporta i francesi guidati da Cervoni, al bric Rosso e quelli di Massena alla Costa. Per tre volte Massena guida i suoi uomini all'attacco, per tre volte sono respinti.

Il seco ndo assalto alla ridotta Casan

 Alle 4 del pomeriggio la situazione è stazionaria, con i francesi bloccati lungo una linea che va dai Rizzi a Cà di Siccle- La Costa- I Pilotti; stremati dalla fatica non hanno più la forza di attaccare alla baionetta: agli austriaci sarebbe bastato qualche battaglione in più per ricacciarli fino a Carcare, prendere alle spalle le truppe francesi a Millesimo e Cosseria e capovolgere le sorti della Ia Campagna (e dell’avventura di Napoleone). Ma i rinforzi arrivano invece ai francesi: Menard, a capo dell'8a leggera, risalendo il Grillaro riesce a far ripiegare gli austriaci dal bric del Poggio e della Sella verso il bric del Caret, mentre sul lato opposto Cervoni punta nuovamente sul bric Casan. Il fronte austriaco, guardato da un numero troppo esiguo di soldati, comincia a cedere, soprattutto quando Massena lancia ancora una volta le sue esauste truppe su Magliani e monte Gerolo. A questo punto i difensori della ridotta non possono più resistere, la abbandonano e ripiegano ordinatamente, attraverso il vallone delle Cascinelle, verso i Cotti e i Tosi. Con loro portano 317 prigionieri francesi, lasciando però sul campo 500 caduti e numerosi prigionieri: il loro valore è stato inutile, sono arrivati con un giorno di ritardo. Da parte loro i francesi hanno pagato assai cari l'indisciplina e il saccheggio della notte perdendo, tra morti e feriti, 617 uomini: ma hanno vinto la battaglia di Dego e con essa, anche se ancora non lo sanno, la Ia campagna napoleonica in Italia.

(in costruzione)


Leonello Oliveri

Proprietà Letteraria Riservata
Riproduzione Vietata

Vedute della Battaglia di Dego da Vues des Champs de Bataille de Napoleon, Paris 1835, incisioni di Fortier, Godefroy, Pillement, Lameau/Misbach  da disegni di P. Bagetti












L.O.