giovedì 22 gennaio 2026

 

Primo agosto 1920: sangue e morte a Millesimo

Leonello Oliveri



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In questi giorni stavo rileggendo un vecchio libro su Millesimo pubblicato dalla locale biblioteca nel 1982: Millesimo. Documenti

 testimonianze, immagini. Da pag. 125 c’è un bell’articolo di L. Ferrando dedicato alla storia della locale Società Operaia. A pag. 134 troviamo una notizia interessante. Siamo nel 1920: “ erano tempi difficili – scrive Ferrando- in Italia la lotta politica si fa più viva e serrata: al cosiddetto partito dell’ordine si contrappone una grossa crescita del movimento operaio. Quasi dovunque vengono fondate le sezioni socialiste e inaugurate le bandiere rosse.(..) E fu proprio una sera nella quale si concludeva una di queste manifestazioni politiche che Millesimo e la Liguria vissero il loro primo fatto di sangue: l’uccisione di Giovanni Iori, detto Cruet, per mano di un carabiniere. Era la sera del 2 agosto 1920 e quel fatto segnò l’inizio di una serie di altri gravi incidenti, anche mortali, a Savona e altrove (..)”. Questo tragico episodio mi aveva interessato, e avevo spesso avuto il desiderio di approfondirlo, ma –in altre faccende affaccendato- avevo sempre rimandato.

La recente lettura del ponderoso libro di F. Fabbri, Le origini della guerra civile. L’Italia dalla grande guerra al fascismo 1918-1921, UTET Libreria 2009, mi ha infine permesso di meglio conoscere nei particolari quanto allora successe e di inquadrarlo in un preciso contesto storico.

Millesimo, 3 agosto 1920: i funerali civili di Giovanni Iori "Cruet"
(da L. Ferrasndo, op. cit., p. 97)


Nel suo libro Fabbri affronta il periodo che va dalla fine della Ia Guerra Mondiale alle elezioni del 1921, quelle che portarono i fascisti in Parlamento, e avanza una tesi interessante.

In estrema sintesi possiamo riassumerla così: ancora prima che il fascismo scatenasse il cosiddetto “biennio nero” (due anni di violenze dal 1920 al 1922) e prendesse il potere, gli anni del dopoguerra erano stati caratterizzati da una tendenza all’autoritarismo da parte dello Stato con la repressione violenta di ogni protesta sbrigativamente qualificata come “rivoluzionaria”. Tesi interessante, anzi –ad avviso di chi scrive – questa tendenza all’autoritarismo nello stato sabaudo ha origini ancora più vecchie, passando dalla ventata repressiva dopo Caporetto, al patto di Londra (premessa alla dichiarazione di guerra all’Austria) stipulato all’insaputa del Parlamento, alle cannonate di Bava Beccaris del 1898 fino alla repressione dei moti del 1821 -33: “Abbiamo voluto ricomporre - scrive a pag. XXV- le fila di quell’azione repressiva che lo Stato condusse nel primo dopoguerra facendo ricorso, dapprima, alla legislazione eccezionale di guerra prorogata in tempo di pace, per snidare il nemico interno; e poi al sostegno dell’esercito, delle forze di polizia e della magistratura, nonché ai partiti d’ordine tra i quali si collocò il nascente fascismo”.

La tesi proposta nelle circa 700 pagine del volume, cioè che già prima dell’avvento del fascismo ci sia stata in Italia una svolta autoritaria nella quale proteste e manifestazioni, nate spesso per motivi più economici che politici, venivano represse con la forza mentre le prime violenze fasciste venivano ampiamente tollerate, porta Fabbri a parlare di una vera e propria “guerra civile” con numerose vittime: oltre 700 di parte “non fascista” secondo i dati allora raccolti dal quotidiano “Avanti” per il solo periodo 1919 - maggio 1921, circa 433 di parte fascista (secondo i dati della pubblicistica fascista) per l’intero periodo fino a tutto il 1923. Nel solo periodo 1 marzo -31 maggio 1921 l’”Avanti!” elencò – ricorda Fabbri- 195 morti fra socialisti e comunisti, 64 fascisti, 17 appartenenti ai carabinieri e pubblica sicurezza, 7 soldati e 57 estranei. In totale, secondo Fabbri, la cifra totale delle vittime potrebbe ammontare a 3000.

L’episodio di Millesimo viene descritto alle pag. 256 -257.

Fabbri, sulla base degli articoli che a ciò erano stati dedicati dal quotidiano “Avanti!”, e di altre ricerche, data l’accaduto a dopo la mezzanotte del 1 agosto 1920.

Una comitiva di giovani socialisti stava tornando in paese cantando “Bandiera rossa”. Arrivano i carabinieri che vogliono portarli in caserma per schiamazzi. Nasce un diverbio nel corso del quale un maresciallo uccide a colpi di pistola un giovane (che nel libro di Fabbri si chiama Iosi) mentre altri due (M. Fresca e L. Pittamiglio) restano feriti. La notizia si diffonde e gli operai della SIPE di Cengio, dove lavorava la vittima, proclamano uno sciopero di protesta.

Il giorno dopo, a Savona, la vicenda ha un seguito ancora più tragico. Viene tenuto un grande comizio in piazza Mazzini ad opera del segretario della Camera del Lavoro, dopo di che “un gruppo di giovani, riversatosi sul lungomare, irruppe in massa negli stabilimenti (balneari) Wanda, noto luogo di divertimento della borghesia savonese”: lì la situazione sfugge di mano e scoppiano nuovi disordini: un ex capitano degli arditi, R. Di Gennaro, vistosi circondato, estrae la pistola e uccide due operai dell’ILVA, G. Rupinone e E. Capoforno. Seguiranno poi un nuovo sciopero generale di protesta e una serie di arresti di una ventina di ”sovversivi” .

La vicenda ebbe anche un eco a livello nazionale e in Parlamento, dove il deputato socialista F. Rossi contestò la versione fornita alla Camera dal sottosegretario Corradini e deplorò l’operato della forze dell’ordine.

Nell’agosto del 1921 alla Corte di Assise di Savona si tenne il processo contro sette “sovversivi” che vennero condannati a 20 anni di reclusione.


Particolare del monumento ai caduti della I G.M. a Millesimo:
 “tutti caddero in guerra per la gloria d’Italia con eroico sorriso
 s
arà stato proprio così?




Leonello Oliveri

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